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La posizione geografica di Albi è tra le più felici: circondato da un paesaggio alpestre, sorge su uno dei contrafforti silani meno accidentati ed impervi. Protetto a nord dal massiccio silano e circondato dagli altri punti dalle balze che se ne distaccano degradanti verso il mare, il paese è chiuso come in un immenso anfiteatro che gli fa sentire più miti gli inverni e meno afose le stagioni calde.

Per quanto attiene al toponimo, secondo l’ipotesi più accreditata, deriverebbe dal fatto che il terreno sul quale si decise di costruire il nuovo paese apparteneva ad Agostino Albio, un ricco possidente. Secondo un’altra ipotesi l'origine del nome Albi andrebbe invece ricercata nell'aggettivo latino albus: parte dei profughi di Taverna, colpiti dalla bianchezza delle pietre che circondavano la zona, avrebbero deciso di costruirvi le loro dimore.

Le origini di Albi sono strettamente legate a quelle dell'attuale Taverna; durante il periodo di lotte e di sconvolgimenti che investì la Calabria nella seconda metà del secolo XV Taverna subì distruzioni e rovine tali da indurre i suoi abitanti a spostarsi in altri luoghi.

Dal 1505, sotto la dominazione spagnola, fino all'avvento dei Borboni (1734), il paese visse un periodo di miseria, dovuto all'eccessivo fiscalismo che gravava sulla popolazione. Con l'insediamento di Carlo di Borbone sul trono, si aprì per la Calabria intera un momento di rinascita economica. Ben presto tuttavia si dovette fare i conti con il gravissimo terremoto, che nel 1783 colpì tutta la Calabria. Anche Albi ne fu danneggiata, tuttavia il tempestivo intervento del governo permise la ricostruzione del paese.

Nel 1806, sotto la dominazione francese, Albi, divenuto comune autonomo, venne posto a capo di un vasto territorio che arrivava fino a Sellia Marina. Successivamente, con la nascita dei comuni di Sellia e di Magisano, il territorio è stato ridimensionato. Con l'unificazione dell' Italia, la serie infinita di tasse ed il lungo servizio di leva obbligatorio, al quale le popolazioni calabresi non erano preparate, provocarono la nascita del triste fenomeno del brigantaggio in tutta la Sila, ed anche in Albi.

Il periodo di miseria che ne seguì fece sì che, già all'inizio del XX secolo, il paese fosse esposto al doloroso flusso emigratorio. Tale fenomeno si rafforzò ulteriormente nella seconda metà del secolo, in seguito allo sviluppo industriale delle città del nord Italia che, insieme all'America, divennero meta di emigrazione, proprio quando l'agricoltura, con la coltivazione delle olive, delle castagne e delle patate, l'allevamento del bestiame e l'artigianato locale avevano iniziato a generare nella città una discreta economia.

 


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